La cucina tecno-emozionale e la sua messa in scena

Pubblicato in data 19 marzo, 2018

Quelle che prima altro non erano che azioni domestiche e banali le trasformiamo oggi in esperienze uniche. In un mondo in cui, almeno per la maggior parte di noi, mangiare non è più un problema assillante, la cucina tecno-emozionale si prefigge lo scopo di sorprendere. E ci riesce. Andando oltre il sapore e la nutrizione, ma senza trascurare né l’uno né l’altra.

La cucina tecno-emozionale: cucina, tecnica, tecnologia ed emozione

Sono questi i quattro elementi che compongono l’alta cucina d’avanguardia, la cucina tecno-emozionale. Quando ne parliamo non possiamo però mai dimenticare che essa si rifà alla classica cucina casalinga ed alla tradizione. Con il suo rispetto per gli ingredienti freschi e naturali, uno dei principali meriti di questo tipo di elaborazione consiste nel cercare per la cucina una evoluzione equivalente a quella a cui stiamo assistendo nei campi della salute o delle comunicazioni.

E così il ricorso a nuove tecniche culinarie e a una tecnologia specifica ha prodotto nomi di ardua pronuncia, come sferificazione, o concetti divenuti oramai cliché, come decostruzione. Ma il fatto è che queste nuove tecniche consentono di estrarre dagli alimenti sapori nuovi. O, almeno, sapori più intensi, isolati e quindi maneggiabili e combinabili con risultati che è possibile calcolare.
E giungiamo così all’elemento che trasforma la cucina tecno-emozionale in quello che è: l’emozione. Perché i cuochi ormai non alimentano più: emozionano. Per questo mangiare in uno di questi ristoranti offre un’esperienza simile alla contemplazione di un’opera d’arte. I piatti della cucina tecno-emozionale utilizzano i nostri sensi per emozionarci. Oltre al nostro palato impegnano la nostra vista e il nostro olfatto. Anche il fatto di decontestualizzare i piatti, offrendo in ciascuno un’immagine che non siamo in grado di collegare al piatto in sé, influisce sul nostro modo di percepirlo e, quindi, sulle nostre emozioni.

La messa in scena della cucina tecno-emozionale

Un’opera di teatro rappresentata nel vuoto non produce il medesimo effetto che in uno scenario adeguato. Il palco, il pubblico, il sipario, l’illuminazione sono elementi che fanno  parte dell’esperienza teatrale. La cucina tecno-emozionale usa i colori e i nomi allo stesso modo. Mediante gli uni e gli altri fa che nelle menti dei commensali risuonino sapori che invece non troveranno al momento di assaggiare i piatti. La sorpresa è forse la prima emozione di cui si servono i cuochi d’avanguardia come battistrada di tutte quelle che seguono.

Una volta sorpresi, una volta accettato il gioco in cui nulla è quello che sembra, la cucina tecno-emozionale può senza intralci farci sentire, ricordare e insomma creare in noi quelle emozioni senza le quali ci troveremmo semplicemente di fronte ad alimenti elaborati in modo capricciosamente complicato. E invece, non vi è nulla di capriccioso in questa mutazione della cucina in forma di arte. Così come le installazioni sensoriali dei musei di arte moderna ci invitano a interagire con le loro opere, la nuova cucina ci spinge a fruire del cibo con tutti i sensi.

Come analisti sensoriali di prodotto, in Sensory Value siamo perfettamente ed esortiamo ad assaggiarla con il palato e con la mente, entrambi ben aperti.

 


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